In breve
Il mio NAS casalingo
wolf(un mini PC Atom da 2 Watt) si è spento di colpo il 20/10/2026. Poche ore dopo ho preso un Lenovo ThinkCentre M910q a 70 €, e un amico lo ha completato con RAM, SSD e alimentatore. Oggi: CPU circa 4 volte più veloce, RAM raddoppiata, NVMe da 256 GB, transcodifica video in hardware e tre film insieme senza fatica, a 6-8 Watt in idle. Più sotto, la storia di come ci sono arrivato.

Il gioiellino al lavoro, con il suo Vault Boy laureato di guardia (e il lettore DVD integrato, sempre comodo da avere in casa).
Prima e dopo, in una tabella
| Atom x5-Z8350 (fino al 23/10/2026) | ThinkCentre M910q (oggi) | |
|---|---|---|
| CPU | 4 core a 1,44 GHz | Core i3-7100T, 2 core / 4 thread a 3,4 GHz |
| RAM | 4 GB saldata | 8 GB DDR4-2400 Dual Channel (espandibile) |
| Sistema | eMMC da 53 GB | SSD NVMe 256 GB (oltre 2000 MB/s) |
| Dati | dischi USB esterni | HDD SATA 2,5” da 500 GB interno |
| Video | transcodifica software, in apnea con x265 | Intel HD 630: HEVC 10-bit in hardware (QuickSync) |
| Transcode | su disco | 2 GB in RAM (tmpfs): zero usura per l’SSD |
| Consumo idle | ~2 W | ~6-8 W |
Il consumo triplica sulla carta, ma non è un problema: l’HDD ha lo spindown a 20 minuti, quindi quando nessuno usa la share la macchina è totalmente silenziosa. E l’Atom non è finito in discarica: l’ho bonificato e riconvertito in un nodo secondario di failover DNS e backup, sempre a 2 Watt. Se wolf cade, casa continua ad avere il DNS.
Alla prova: tre transcodifiche insieme
La domanda era: se in casa tre persone guardano contemporaneamente un film che il loro dispositivo non sa decodificare, regge? Ho fatto partire tre transcodifiche in parallelo (HEVC 10-bit 1080p → H.264 1080p a 8 Mbps, tutta sulla iGPU con QuickSync), registrando CPU, RAM e temperatura ogni secondo.

| Flussi | Velocità per flusso | CPU media | RAM usata | Temperatura media |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 9,3× (224 fps) | 49% | 2,0 GB | 65 °C |
| 3 | 3,6× (86 fps) | 69% | 2,8 GB | 68 °C (picco 71 °C) |
- Regge con ampio margine: con tre flussi ognuno viaggia a 3,6 volte la velocità di riproduzione, ben oltre il tempo reale. Il collo di bottiglia è la iGPU, non la CPU.
- La RAM non è un problema: 3,1 GB al picco su 7,7. I segmenti prodotti finiscono nei 2 GB di tmpfs in RAM, quindi l’SSD non subisce usura.
- Il caldo è sotto controllo: 71 °C al massimo, lontano dai limiti della CPU, e di nuovo a circa 55 °C pochi secondi dopo la fine.
- Onestà: è un test sintetico con
ffmpegdentro il container di Jellyfin, non tre client veri, e i file arrivano dal disco meccanico, quindi con un po’ di attesa I/O. Con Jellyfin vero ci sarà qualche overhead in più.
Tenerlo sotto controllo
Una macchina così merita una bacheca all’altezza. Sul ThinkCentre gira Homepage, che mi mostra a colpo d’occhio cosa succede in casa. Dopo la migrazione l’ho completata con i controlli che prima non esistevano:
- servizi di wolf: Pi-hole, Jellyfin, qBittorrent, ntfy, Cloudflare Tunnel, con stato del container e del sito;
- nodo Atom: raggiungibilità di rete e Pi-hole secondario di failover, così vedo subito se la riserva è viva;
- risorse: CPU, RAM, temperatura e uptime, più due barre separate per l’NVMe di sistema e l’HDD da 500 GB, così vedo subito se qualcosa si riempie.

La Homepage mentre wolf fa tre transcodifiche insieme: CPU al 96%, 68 °C, e tutti i servizi restano verdi.
Perché è un gioiello
Non per la potenza assoluta: è un i3 di 7ª generazione, roba del 2017. È un gioiello per il rapporto tra quello che costa e quello che fa:
- 70 € (e il resto in regali) per una macchina con telaio industriale e connettività Gigabit Intel;
- uno spazio di manovra enorme rispetto all’Atom: tutta la mia pila Docker gira con circa 1,5 GB di RAM, restano 6,5 GB liberi per cache e transcodifica;
- una GPU integrata vera, che decodifica in hardware i film 4K che prima mettevano in ginocchio il NAS;
- una macchina che avrebbe finito in discarica per colpa di un requisito di Windows 11 e che ora serve una casa intera 24 ore su 24.
La storia: da una pila CMOS a un amico
Ora che hai visto il risultato, ecco come ci sono arrivato.
Il punto di partenza
Il NAS wolf ha tenuto in piedi casa per anni: DNS con Pi-hole, Jellyfin, torrent, tunnel Cloudflare, monitoraggio. Il tutto su un mini PC fanless con Intel Atom x5-Z8350, 4 GB di RAM saldata, 53 GB di eMMC e dischi appesi con cavetti USB. Consumava circa 2 Watt ed era perfetto, finché non è stato più abbastanza.
Il guasto
La sera del 20/10 tutto ha smesso di rispondere: niente DNS, niente Kuma, niente tunnel. La tabella ARP dava (incomplete), i ping Host is down. L’ho smontato e il colpevole era banale: la batteria tampone del CMOS era morta e il bootloader UEFI si era piantato. Una pila nuova e ripartiva.
Ma il campanello d’allarme era suonato. Con una CPU che andava in apnea appena Jellyfin provava a transcodificare un film in x265, era ora di cercare qualcosa di più robusto.
La caccia nell’usato
Il mercato dell’usato aziendale è una miniera: le aziende dismettono a migliaia i mini PC da 1 litro (Lenovo Tiny, Dell Micro) perché Windows 11 ha tagliato fuori le CPU di 6ª e 7ª generazione. Per Windows sono rifiuti, per un homelab Linux sono oro: telaio metallico, 6-8 W in idle, slot NVMe, espandibilità vera.
Ho scartato le trappole (Haswell di 4ª gen a 100 € senza decodifica HEVC) e puntato un modello preciso: il ThinkCentre M910q con CPU di 7ª generazione, la cui Intel HD 630 ha il silicio per decodificare in hardware l’HEVC 10-bit che Jellyfin ama. Poi, su Subito, l’annuncio giusto: i3 di 7ª gen, 4 GB di RAM, SSD da 512 GB, 100 €, senza alimentatore e a pochi minuti da casa. Dopo una trattativa cortese l’ho chiuso a 70 €.
Alessandro
Sono andato nel suo laboratorio la sera stessa. Alessandro è dirigente tecnico in un’azienda di produzione e ha una grande passione per il recupero, l’elettronica e la riparabilità: uno di quei geni da laboratorio come ce ne sono tanti su YouTube. Pareti piene di schede per macchine CNC, monitor e portatili in test. Uno di quelli che non buttano via niente e amano riparare. La sintonia è scattata subito.
Quello che è successo in mezz’ora:
- mi ha regalato l’alimentatore originale Lenovo da 65 W;
- vedendo i soli 4 GB di RAM, ha aperto un altro mini PC e cannibalizzato un secondo banco DDR4: ora sono 8 GB in Dual Channel;
- ha aggiunto un SSD NVMe da 256 GB per il sistema, lasciando il 512 GB per i dati;
- pur avendogli detto che avrei messo Debian, il suo orgoglio professionale non gli ha permesso di darmelo senza installare Windows 10 pulito, aggiornare i driver e controllare che ogni periferica funzionasse. Non ho avuto il coraggio di fermarlo: guardarlo lavorare meticoloso al banco valeva da solo la serata.
Quando gli ho detto che mia figlia studia ingegneria e per alcuni corsi le serve Windows (TIA Portal) mentre ha solo un Mac, ha scelto con cura quale portatile darmi, ne ha cannibalizzati altri per montargli più RAM e me l’ha regalato perfetto, pronto all’uso. Era persino dispiaciuto: nel pomeriggio un tentativo di rigenerare la batteria col saldatore era andato male, altrimenti mi avrebbe dato anche quella.
Mi sono portato a casa molto più di un PC. Adesso abbiamo già altri progetti in mente, a partire dal recupero di un iMac 27 pollici con la scheda video bruciata, e altre cose che spero ci faranno passare ancora tanti bei momenti insieme. Una persona d’oro.
Cosa mi porto a casa
- L’usato aziendale off-lease è il miglior affare dell’homelab: basta sapere quale generazione di CPU cercare (e quale evitare).
- Controlla sempre il silicio, non solo i GHz: una iGPU con HEVC 10-bit in hardware vale più di mezzo GHz in più.
- Una pila CMOS da 1 € può fermare un’infrastruttura: avere un secondo nodo di failover non è un lusso.
- Le persone contano quanto l’hardware: quella sera ho trovato un amico, non solo un venditore. E un PC che è passato per le mani di uno che ama riparare ha un’anima in più.